Centro Studi Naturopatici

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giovedì 1 dicembre 2016

L'elefante, la scimmia e la via per la meditazione

Oggi vorrei postare qualche riflessione su un tema che mi è caro ma che non ho mai affrontato attraverso un post condiviso. La gestione dello stress è necessariamente parte integrante del percorso di salute che un Naturopata ,con la mia formazione, deve proporre durante le consulenze con i propri clienti. Tuttavia questo argomento è spesso materia di riflessione e di scambio di idee con il cliente solo dopo alcune consulenze, quando il rapporto con la persona si è consolidato ed è possibile parlare di tematiche, come la meditazione e la pratica del lasciare andare, che solo allora possono essere comprese e soprattutto accolte data la fiducia ormai instaurata. In un primo momento ci si rivolge a tecniche legate all'uso di integratori che possono aiutare ad abbassare i livelli di stress accumulato ma le tecniche che maggiormente comportano un miglioramento della qualità di vita delle persone sono da ricercarsi nella presa di coscienza che qualcosa nella propria vita deve essere modificato e che vi sono dei mezzi abili che ci permettono di farlo. Uno di questi mezzi abili è  certamente la meditazione che in epoche remote apparteneva anche alla cultura occidentale ma che ha raggiunto risultati inimmaginabili soprattutto in oriente e in particolare modo nei paesi di cultura  buddista.  Esistono infiniti modi di meditare tanti quanti sono i meditatori e spesso, soprattutto per i principianti, è utile rivolgersi ad una persona che ha già dimestichezza con uno di questi metodi per poter partire da lì e definire poi il proprio modo di meditare. Trovo utile in studio utilizzare un metodo visivo mutuato dalla tradizione buddista tibetana per descrivere il percorso che ogni meditatore deve compiere per raggiungere un buon livello di meditazione e consapevolezza. In studio ho appeso il tangka raffigurato nell'immagine riportata nel post. La tradizione tibetana utilizza questi dipinti su tessuto per focalizzare l'attenzione delle persone su tematiche legate alla pratica religiosa. Possono essere  rappresentate varie manifestazioni del Buddha ma anche argomenti più legati alla pratica quotidiana tra cui la via per raggiungere l'illuminazione attraverso la meditazione . La pratica dello SHI-NE che traduce il termine sanscrito Samatha  indica la meditazione come via per calmare la mente. Samatha si può tradurre con dimorare nella tranquillità quindi raggiungere uno stato di calma mentale che  permette di abbassare i livelli di stress, di modulare l'intensità dei pensieri e delle passioni. Il tangka in questione presenta una immagine tradizionalmente utilizzata dalle scuole buddiste tibetane nella quale lo sviluppo di Shi-Ne ,nei suoi vari stadi, è illustrato per mezzo della figura di un elefante e del suo conduttore. Il primo stadio del sentiero illustra lo sviluppo della concentrazione. L'elefante rappresenta la mente e il conduttore è il meditante. L'elefante è un animale selvaggio che può diventare pericoloso se fuori controllo e in questa fase del percorso è rappresentato nero dato che la mente del principiante non è sotto controllo e del tutto inconsapevole. Una volta domato l'elefante sarà molto utile al suo padrone e così sarà anche la mente per il meditante quando avrà raggiunto un livello di consapevolezza sufficiente.L'elefante in questa fase è condotto da una scimmia che rappresenta l'agitazione mentale che caratterizza il meditante al primo stadio. Dietro all'elefante c'è il meditante stesso che cerca di ottenere il controllo della sua mente. In una mano tiene una corda, simbolo dell'attenzione, e nell'altra tiene un uncino, simbolo della vigilanza.
In questa fase il meditante non ha alcun controllo sulla propria mente. L'elefante segue la scimmia senza porre la minima attenzione al meditante.
Nella seconda scena rappresentata,  il meditante ha quasi raggiunto l'elefante e nella terza è riuscito a lanciare la corda  sul collo dell'animale. Ora l'elefante si volge verso il meditante a significare che in questo stadio la mente è trattenuta dall'attenzione  (la corda).
In questo stadio, sul dorso dell'elefante, viene raffigurato un coniglio. Il coniglio rappresenta il torpore mentale sottile  che ora il meditante percepisce perché inizia a prender coscienza della sua capacità di dirigere la mente anche se molta strada deve ancora essere percorsa. Tuttavia ora l'elefante è molto più obbediente. Solo raramente il meditante deve usare la corda dell'attenzione e la scimmia che rappresenta l'agitazione mentale segue l'elefante da una certa distanza. Nel sesto stadio l'elefante e la scimmia seguono docilmente il meditante e, dato che non ha più bisogno di focalizzare la sua attenzione per controllare la mente, l'elefante e la scimmia lo seguono docilmente. Il coniglio simbolo del torpore sottile è ora sparito. Nel settimo stadio la mente ha raggiunto una condizione di stabilità e il meditante lascia che l'elefante proceda da solo perché non è necessario ne la corda dell'attenzione ne  il gancio  della vigilanza. L'agitazione mentale non affligge più il meditante e la scimmia conseguentemente ha lasciato definitivamente la scena. Gli animali via via che il sentiero viene percorso perdono di colore perché il meditante acquista il controllo progressivo della situazione. All'ottavo stadio l'elefante è diventato completamente bianco. Segue l'uomo perché la mente è ora completamente ubbidiente. Nel nono stadio il meditante siede in meditazione e l'elefante dorme ai suoi piedi, la mente è completamente al servizio del meditante. Questo sono i nove stadi per il sviluppo  dello SHI-NE a cui va aggiunto un decimo stadio che rappresenta l'ottenimento di SHI-NE e che viene rappresentato dalla scena in cui il meditante siede sul dorso dell'elefante.
Oltre al decimo stadio è descritto anche un undicesimo stadio in cui il meditante è raffigurato mentre cavalca l'elegante brandendo una spada fiammeggiante. Questo stadio rappresenta il raggiungimento di vipassana che in pali significa "visione profonda" . Questo è uno stato mentale nel quale la vigilanza mentale raggiunta permette di riconoscere l'autentica natura dei fenomeni. Il dipinto riporta anche altri simbolismi tra cui il fuoco che rappresenta l'energia necessaria e la disciplina che serve per raggiungere SHI-NE. Le dimensioni del fuoco vanno via via diminuendo perché, proseguendo sul sentiero, il meditante pone sempre meno sforzo per raggiungere lo stato di meditazione. Il fuoco riappare infine all'undicesimo stadio perché a questo punto il meditante si incammina sul sentiero che conduce a vipassana.