Centro Studi Naturopatici

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giovedì 19 settembre 2013

Conferenza pubblica : NON AMMALIAMOCI!

martedì 1 ottobre- ore 20.00 Non ammaliamoci! come potenziare le difese in modo naturale con omeopatia, fitoterapia e oligoterapia con dr. Marco Bevilacqua farmacista e naturopata presso Sala Marzottini Valdagno, via G.Marzotto 1

domenica 1 settembre 2013

Alimentazione Consapevole : il latte e derivati tra tradizione ed evidenze scientifiche

Spesso durante i colloqui con i clienti del Centro Studi Naturopatici viene sollevata la questione dell'effettivo valore nutrizionale e salutistico del latte e dei suoi derivati. La questione risulta essere particolarmente delicata date le numerose campagne di educazione, anche istituzionali, a favore del consumo di questo alimento che viene considerato molto importante per l'alto valore biologico delle sue proteine e per la sua presunta importanza per mantenere buoni livelli di calcio nell'organismo. Personalmente ho sempre ritenuto che il consumo di latte e derivati sia un incidente culturale (piuttosto gradevole) dettato dalle capacita' dell'uomo di sfruttare al meglio le risorse messe a disposizione dalla natura per il proprio nutrimento e dalla sua capacita' di trasformare e modificare queste risorse a suo vantaggio. Di fatto in natura non esiste alcun animale che si nutri di latte dopo lo svezzamento e gia' questo dovrebbe farci riflettere sulla effettiva necessita' di questi alimenti per il nostro benessere. In questo articolo vorrei esporre le ragioni di questo mio punto di vista senza pero' demonizzare l'utilizzo di questi alimenti ma suggerendone piuttosto una assunzione consapevole. La prima questione riguarda la presunta capacita' del latte di apportare quantità importanti di calcio e quindi il suo utilizzo come fonte principale e necessaria di questo elemento peraltro estremamente importante per la salute del nostro organismo. In particolar modo viene posto l'accento da parte della classe medica sulla necessita' di assumerlo attraverso il latte e derivati sostenendo che non ci siano altre fonti adeguate di questo elemento nella nostra alimentazione. Questa affermazione non e' supportata da validi riscontri dato che esistono molte alternative nel mondo vegetale per integrare il calcio. Ottime fonti di calcio sono ad esempio i legumi, le verdure a foglia verde e le crucifere come ad esempio i broccoli che presentano due vantaggi rispetto all'introduzione di questo elemento attraverso l'uso dei latticini. Il primo vantaggio e' dato dal fatto che in questi alimenti il calcio si trova già in forma organica altamente assimilabile e contemporaneamente sono presenti altri elementi, come ad esempio il magnesio e l'acido folico che assicurano un assorbimento ottimale e la fissazione del calcio al tessuto osseo. I dati epidemiologici a nostra disposizione hanno infatti messo in evidenza che le fonti e la quantità di calcio assunto giocano un ruolo fondamentale per la nostra salute. Mediamente le donne africane assumono circa 400 mg di calcio al giorno da fonti vegetali contro i mille mg delle donne americane prevalentemente da fonti animali. Ebbene e' emerso che le donne africane presentano un tessuto osseo piu' sano delle donne americane non evidenziando carenze di calcio nemmeno durante le gravidanze che in media possono essere cinque nella loro esistenza. E' evidente che la raccomandazione degli istituti occidentali di 1000 mg di calcio al giorno nell'adulto risulta essere esagerata e che lo stile di vita di una persona risulta essere determinante per un buon utilizzo del calcio da parte del nostro organismo. Abbiamo infatti una alimentazione squilibrata che favorisce l'acidosi tessutale e siamo diventati sedentari, tutti comportamenti che restituiscono una informazione sbagliata al nostro organismo. Il latte e derivati in particolar modo fanno aumentare l'acidosi dei nostri tessuti e ciò comporta una perdita di calcio attraverso le urine maggiore della quantità assunta attraverso la loro assunzione . La questione della fissazione del calcio alle ossa non si pone quindi con il problema di assumere grandi quantità con la dieta magari in eta' avanzata quando ormai il danno (osteoporosi) e' gia' fatto, ma piuttosto riguarda il nostro stile di vita.Tuttavia questo e' solo uno dei problemi derivanti da un utilizzo non consapevole dei latticini. Forse la questione piu' importante da affrontare, malgrado sia la meno conosciuta, e' legata ai macronutrienti presenti nel latte che utilizziamo. Per affrontare questo argomento dobbiamo avere ben presente la composizione del latte che maggiormente utilizziamo cioè il latte di vaccino. COMPOSIZIONE CHIMICA DEL LATTE VACCINO Quantità per 1kg di latte Acqua Lipidi Proteine Glucidi Sostanze minerali 875 g 32-35 g 29-33 g 46-50 g 10 g Composizione indicativa dei latti di alcune specie animali (dati espressi in percentuale di peso) Vacca Bufala Capra Pecora Acqua 87,3 82,2 87,2 81,4 Zuccheri 4,7 4,7 4,5 4,5 Materia grassa 3,8 7,5 3,8 7,4 Proteine 3,3 4,8 3,6 5,8 Sali 0,9 0,8 0,9 0,9 La prima considerazione che possiamo fare riguarda la frazione grassa presente nel latte. Essa e' costituita quasi esclusivamente da acidi grassi saturi particolarmente nocivi per la nostra salute. E' stata infatti messa in evidenza da moltissimi studi la correlazione tra acidi grassi saturi presenti nella dieta e tumori soprattutto a livello gastro intestinale e che l'apporto nella nostra alimentazione di questo tipo di grassi non deve superare il 10% delle calorie introdotte al giorno. Quindi per una alimentazione giornaliera che apporti 1600 Kcal/die i grassi saturi dovrebbero apportare circa 160 kcalorie. Dato che un grammo di grasso apporta 9 Kcal, l'apporto totale non dovrebbe superare i 17 grammi. Ma l'attenzione deve essere spostata in particolar modo sulla frazione proteica presente nel latte vaccino dopo i risultati di uno studio epidemiologico su vasta scala, definito China Study, durato ventisette anni che ha messo in relazione lo stile alimentare della Cina rurale prevalentemente vegetariano e povero di latticini con quello della Cina urbana molto simile allo stile alimentare occidentale. Uno dei risultati di questo studio e' stato quello di mettere in evidenza il potere fortemente cancerogeno della frazione proteica del latte composta prevalentemente da caseina. Nel latte vaccino la frazione proteica comprende due diverse classi di proteine: le caseine (80% delle proteine totali): caseina -α (50%) caseina -Β (30%) caseina -k (15%) Esiste inoltre una γ caseina (5%), che in realtà rappresenta soltanto una porzione, detta C-terminale, della B-caseina e le proteine del siero (20%) : Β-lattoglobulina (sintesi mammaria) α-lattoalbumina (sintesi mammaria) altre proteine (in gran parte filtrate senza modificazioni dal sangue). Le caseine sono prodotte dalla ghiandola mammaria dell'animale e non coagulano con il calore; per questo motivo non subiscono perdite significative durante la pastorizzazione o la sterilizzazione del latte. Le caseine coagulano invece per acidificazione o per l'azione di enzimi proteolitici. Nella preparazione dello yogurt, ad esempio, speciali batteri operano una fermentazione lattica che trasforma il lattosio del latte in acido lattico, abbassando il pH (fino a 4,6) e determinando la coagulazione caseinica. Nella preparazione del formaggio, invece, si sfrutta l'azione di speciali enzimi determinando la coagulazione delle micelle. Secondo il Dr Kevin Woodford professore di Farm Manegement alla Lincoln University in Nuova Zelanda, la beta caseina avrebbe subito una trasformazione, circa cinquemila anni fa, che ha determinato la formazione di due forme chimiche di questa frazione proteica del latte di mucca. Sulla catena di 229 amminoacidi che compongono la beta caseina, alla posizione 67, la parolina e' stata sostituita da una istidina. Da quel momento esistono due forme chimiche di beta caseina la A2 piu' antica e la A1 contenente la istidina in posizione 67. Esistono perciò due tipi di mucca che producono rispettivamente latte con beta caseina A2 o latte con beta caseina A1. La selezione delle razze bovine ha comportato nel tempo una fortissima diffusione della variante A1 in Europa mentre le razze piu' antiche che riscontriamo presenti in Africa o lo yak, il bufalo e i caprini producono ancora la variante di latte A2. Purtroppo la beta caseina A1 risulta essere fortemente neurotossica agendo come un potente oppioide nel nostro organismo e provocando, secondo il Dr Woodford, risposte infiammatorie a livello vasale in grado di innescare le patologie degenerative dell'apparato Cardiocircolatorio. Molte ricerche indipendenti hanno poi messo in relazione il consumo del latte A1 con l'aumento delle patologie cognitive come l'autismo e la dislessia. In un intestino sano il passaggio della beta caseina A1 non dovrebbe avvenire ma l'aumento della sua permeabilità determinato dal nostro stile di vita e dalla qualità della nostra alimentazione comporta un ragionevole rischio che ciò possa avvenire. Se poi pensiamo che il latte artificiale che affacciamo assumere ai bambini contiene sicuramente la caseina beta A1 possiamo anche capire il perché ci sia questa aumento statisticamente significativo di patologie cognitive e mentali nella popolazione. La questione e' così importante che alcuni allevatori stanno cercando si selezionare razze di mucche che producano la variante piu' antica di beta caseina ( A2 ) . Da quello che si può evincere da queste brevi considerazioni il latte e derivati presentano aspetti positivi (la presenza della vitamina B12 per esempio) ma anche aspetti negativi di cui si deve tener conto quando definiamo il nostro personalissimo modo di alimentarci. Quindi, senza demonizzarne l'uso mi sento di consigliare di utilizzarli con moderazione e, magari, provare ad utilizzare prodotti contenenti latte di capra e di pecora che non contengono la beta caseina A1.

giovedì 18 aprile 2013

La Luce della vita: la teoria dei Biofotoni

Ripropongo alcuni articoli letti sul web e alcune letture personali per proporre una riflessione su un argomento poco conosciuto ma che considero molto interessante: la teoria dei Biofotoni di Popp . Secondo la teoria classica sviluppata da Maxwell, la luce, le onde radio o i raggi UV sono tutte radiazioni elettromagnetiche, cioè campi elettrici e magnetici che si propagano attraverso il vuoto e la materia seguendo una dinamica ondulatoria. Il fotone fu introdotto come costituente elementare di queste radiazioni da Max Planck e Albert Einstein fra 1900 e il 1905. La meccanica quantistica infatti postula l'esistenza di una unita' indivisibile, definita appunto fotone o "quanto" di energia fondamentale e indivisibile, che ha proprietà sia ondulatorie che particellari (fenomeno noto come dualismo onda-particella). Dal punto di vista particellare, il fotone ha massa nulla e non trasporta alcuna carica elettrica. Nel vuoto i fotoni si propagano sempre alla velocità della luce e il loro raggio d'azione è illimitato. Questo significa che un fotone può continuare a viaggiare nello spazio-tempo indefinitamente senza alcun limite, finché non viene assorbito da un'altra particella. Per questo motivo è possibile tutt'ora rilevare i fotoni emessi nelle prime fasi di vita dell'universo, che formano la radiazione cosmica di fondo. La teoria dei biofotoni fu proposta dal biofisico tedesco Prof.Fritz Albert Popp che riprese i lavori pionieristici del biologo russo Alexander Gurwitsch. Egli ipotizza che il sistema integrato attraverso cui le cellule di un organismo complesso coordinano le loro funzioni e la loro stessa vita sociale sia appunto un evento fisico di natura elettromagnetica e che la malattia non sia altro che l'espressione di un disequilibrio di questo meccanismo. Non e' infatti possibile che migliaia di reazioni biochimiche avvengano simultaneamente e in maniera coerente senza una regia molto piu' immediata rispetto a quella realizzata attraverso la biochimica dei mediatori. Nel 1922 Gurwitsch aveva notato che mettendo due giovani radici di cipolle una vicino all’altra, le cellule di una cipolla si dividevano in modo particolarmente intenso proprio nel punto verso il quale era orientata la punta della seconda radice. Il fenomeno non si manifestava quando i due bulbi erano separati da una lastra di vetro che assorbiva i raggi ultravioletti. Gurwitsch suppose che le cipolle emanassero una radiazione fino ad allora sconosciuta. Solo 50 anni dopo il biofisico tedesco Albert Popp e il suo gruppo di ricercatori furono in grado di confermare con i loro esperimenti questa supposizione. Le cellule di esseri umani, di animali e di piante, emanano veramente luce, i cosiddetti biofotoni, sotto forma di “Quanti Energetici”, che le mette in grado di scambiare informazioni quasi istantanee anche a lunga distanza. Questo scambio d’informazioni venne documentato da un ulteriore esperimento particolarmente interessante. Due bicchieri di sangue fresco di maiale vennero messi uno accanto all’altro. In un bicchiere venne instillato un agente patogeno e il sangue reagì producendo anticorpi. Sorprendentemente si poté osservare in laboratorio che anche il sangue nel secondo bicchiere aveva prodotto anticorpi, benché non vi fosse stato aggiunto alcun agente patogeno. Ripetendo l’esperimento ponendo una lastra che non lasciava passare la luce tra i due bicchieri, non si riscontrò alcuna produzione di anticorpi nel secondo bicchiere. Il termine "biofotoni" indica quindi l'emissione di energia - (più precisamente “quanti energetici”) che si propaga alla velocità della luce e tale energia fungerebbe da vettore per propagare le informazioni necessarie all'omeostasi del sistema organico stesso. Ogni cellula infatti emette segnali specifici e coerenti, con caratteristiche proprie e di quelle del tessuto di cui fa parte. Queste emissioni regolano la crescita e la rigenerazione delle cellule e controllano tutti i processi biochimici. Il supporto più importante dell’irradiamento di biofotoni è il DNA, l’acido desossiribonucleico, una parte costituente della cellula, in cui sono contenute le informazioni genetiche (cromosomi) di un sistema biologico. Il DNA consiste in dieci miliardi di molecole, che formano una spirale: esso contiene tutte le informazioni biologiche che fanno di un essere ciò che è. Un gruppo di ricercatori, facenti riferimento ai lavori di F. A. Popp, nel 1981 dimostrò l’origine di una radiazione cellulare ultradebole dal DNA cellulare (biofotoni), mediante un colorante (bromuro di etidio) che ha la proprietà di provocare lo rotolamento della spirale dell’acido disossiribonucleico, ed il suo successivo riarrotolamento in senso inverso. Il massimo di emissione della radiazione si ottiene in coincidenza col massimo srotolamento. Il DNA non si comporta quindi solamente come gestore programmato delle attività cellulari, ma anche come emettitore elettromagnetico per il controllo dei processi cellulari attraverso continui accoppiamenti reattivi. Da quanto detto si evince che il DNA non è soltanto il depositario di un codice genetico che gestisce la sequenza degli aminoacidi nelle proteine, ma agisce anche come supervisore attivo per via elettromagnetica di tutti i processi cellulari. I campi magnetici extra-deboli cosi' prodotti interagiscono col sistema ionico delle cellule coinvolgendo l'acqua intra ed extra cellulare come vettore di informazione o come amplificatore del messaggio elettromagnetico. Quindi il DNA è una specie di „antenna elettromagnetica” che, funzionando da stazione ricetrasmittente, assimila informazioni, per inoltrarle nelle nostre cellule, guidando ogni processo cellulare sia che giunga dall’interno e sia che giunga dall’esterno.I biofotoni così rappresentano, nell’ambito della cellula e dei rapporti intracellulari, un vero e proprio linguaggio per la trasmissione in codice delle suddette informazioni. Il corpo umano cerca di vivere sempre in costante condizione di equilibrio, e questo equilibrio è mantenuto soprattutto dall’energia elettromagnetica prodotta dalle cellule del nostro organismo. Essa è necessaria per far funzionare bene tutti gli elementi della cellula, le cellule di uno stesso organo e quindi i vari organi di uno stesso sistema vivente. Le cellule di uno stesso organo, per il fatto stesso che hanno identica composizione molecolare, comunicano e interagiscono utilizzando tutte uno stesso segnale elettromagnetico che si propaga facendole “vibrare” con lo stesso tipo di frequenza che le fa entrare in risonanza tra loro. Le scoperte di Popp cambiano anche il nostro punto di vista attuale riguardo all'alimentazione , dato che alla fin fine, noi esseri umani non saremmo né vegetariani, né carnivori e né onnivori, bensí esseri che assorbono luce. Secondo Popp, l’energia che noi otteniamo dall’alimentazione è proprio l’energia della luce del sole, immagazzinata dalle piante e dagli animali. la malattia può essere spiegata come una alterazione nella coerenza del massaggio elettromagnetico determinato dai biofotoni. Le cellule sane emettono oscillazioni ordinate di luce, mentre le cellule malate producono oscillazioni non ordinate. Maggiore è il disturbo, tanto più caotica è l’emissione di luce. Oscillazioni caotiche di luce non trasmettono più informazioni corrette alle cellule vicine in quel momento, così allo stesso modo anche le reazioni biochimiche non funzionano più. Perciò si possono sviluppare sintomi di malattia. La malattia appare sempre di più come un’interruzione (operata da batteri, virus, funghi, parassiti, sostanze inquinanti o tossiche, che nel loro complesso vengono chiamate "tossine") delle linee di comunicazione biofotoniche all'interno dell'organismo. Bisogna notare che tali comunicazioni possiedono una grande velocità, consentendo un coordinamento praticamente istantaneo fra le varie parti dell'organismo. Le tossine, interrompendo le linee di comunicazione, impediscono lo scambio di informazioni del tutto o in parte; ciò conduce dapprima ad un'alterazione elettrica della cellula, successivamente si produce un'alterazione chimica, che si può rivelare con l'esame del sangue e delle urine; e infine compaiono i sintomi della malattia. Qualsiasi disordine, disturbo o rottura nel flusso di energia causato attraverso un trauma fisico o psichico, porta alla perdita o ad una progressiva modifica dell’informazione ai recettori delle cellule e questo è il primo stadio della malattia. Gli impulsi di comando non arrivano più corretti e con forza sufficiente alle cellule, agli organi e ai sistemi e le difese immunitarie vengono indebolite. Possiamo dire per concludere, che la materia vivente non può essere ridotta solamente alle proprie componenti molecolari, ma deve essere concepita come molecole oscillanti in sintonia con un campo elettromagnetico . Il campo elettromagnetico permette di trasmettere un messaggio (elettromagnetico) proveniente dalle molecole, che consente loro una reciproca attrazione di lungo raggio, purché lo spettro dell’emissione sia identico, escludendo in tal modo eventi sporadici indesiderati. Il campo emesso da più molecole co-risonanti sarà caratterizzato da frequenze che co- risoneranno con le altre molecole adiacenti, poi con raggruppamenti delle stesse, che interverranno nel processo biochimico e così di seguito. Il fatto che piccole modificazioni della struttura molecolare portino ad un cambiamento dello spettro elettromagnetico emesso e quindi delle condizioni di risonanza, spiega come anche minimi cambiamenti (aggiunta o perdita di atomi, sostituzione di ioni, etc), modifichino radicalmente la funzionalità della molecola interessata. Le molecole d’acqua, nel corpo umano in proporzione enormemente superiore alle molecole di altra natura, ad esempio le proteine, hanno dunque il compito di trasmettere informazioni al “territorio” circostante e, probabilmente, anche di amplificarle. I lavori di Popp possono inoltre suggerire quale possa essere il meccanismo d'azione dei rimedi omeopatici che vengono prodotti mediante successivi processo di diluizione e dinamizzazione fino a produrre un preparato che non conserva piu' la sostanza di partenza ,di cui non vi e' traccia fisica, ma solo l'informazione elettromagnetica conservata nell'acqua presente nella preparazione. Bibliografia [1] R.Arani, I. Bono, E. Del Giudice, G. Preparata, Int. J. Of Mod. Phys. (1995) 1813 ed anche G. Preparata QED & Medicine – Proceedings meeting del 14.12.1999 Univ. Roma La Sapienza [2] Francesco Borghini - Nuovi orizzonti in medicina quantica – A.I.M.N. [3] E. Del Giudice, M. Fleischmann and G. Preparata, QED coherence and electrolyte solutions - 1999 [4] Albert Popp, Nuovi orizzonti in medicina: la teoria dei biofotoni – 1995 IPSA Editore [5] Jermann I. Berden M. Biological influence of ultraweak supposedly EM radiation from organism mediated through water – Electro&MagnetoBiology 1996 15(3): 229-44 [6]E.del Giudice, G.Preparata and G.Talpo, On the ureasonable effects of ELF magnetic fields upon a system of ions – 1999 Bioelectromagnetics [7] Getullio Talpo – Effects of magnetic fields on living matter – 1999 Centro Studi di Biometeorologia Roma [8] E. Del Giudice, E. Preparata, 1994 Journal of Biological Physics. Vol 20 p 105 [9] Woutersen S. Bakker HJ. 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sabato 19 gennaio 2013

La musica Binaurale

E' ormai provato da molte ricerche nel campo delle neuro scienze che la musica e i suoni hanno una grande influenza sulla psiche umana. E' esperienza di noi tutti l'avere associato un determinato motivo musicale ad un particolare evento della nostra vita ed aver constato che quella melodia e' in grado di rievocare lo stesso stato emotivo provato in quel determinato contesto psichico anche dopo anni da quell'evento. Questa nostra esperienza empirica e' confermata anche da ricerche scientifiche corpose e anche da fatti di cronaca recente. Basti pensare alla Sindrome di Lavandonia . Lavandonia e' una musichetta che accompagnava i giochi elettronici dei Pokèmon usciti per la prima volta nel 1996 in Giappone ed utilizzati da bambini compresi in una fascia di età compresa tra i 7 e gli 11 anni. I bambini presentarono ben presto alcuni disturbi come tremori, vomito, incubi e mal di testa e la maggior parte di coloro che accusavano i maggiori sintomi avevano l'abitudine di utilizzare gli auricolari durante le sessioni di gioco. Analizzando il tema di Lavandonia si scoprirono dei particolari toni che avevano la possibilità di essere sentiti solo dai bambini e che erano in grado di produrre i disturbi sopra esposti, tanto che la versione europea del motivetto non conteneva tali toni e conseguentemente non ha provocato alcun disturbo nei bambini. I toni riscontrati nel motivo incriminato si chiamano toni binaurali e sono da molto tempo conosciuti dagli studiosi. Le frequenze "Binaural Beats" o battimenti binaurali sono state scoperte nel 1839 dal tedesco Heinrich Wilhelm Dove e sperimentate per la prima volta sul cervello dal Dr. Gerald Oster nel 1973 al Mount Sinai School of Medicine di New York. I toni binaurali, o battiti binaurali, sono dei battimenti che vengono percepiti dal cervello quando due suoni con frequenza inferiore ai 1500 Hz e con differenza inferiore ai 30 Hz vengono ascoltati separatamente ,meglio se attraverso cuffie o auricolari,. I suoni non devono essere troppo alti e troppo discostati come frequenza, altrimenti verrebbero percepiti come due suoni distinti, come in realtà sono effettivamente; per questo nei toni binaurali, vengono utilizzate frequenze tra i 1000 e 1500 Hz, con una differenza tra orecchio destro e sinistro inferiore a 30Hz, che si dimostrano in grado di produrre l'effetto. E' Il cervello nel Ponte di Varolio, sulla via acustica, che genera un terzo tono equivalente alla differenza tra le due frequenze e che, a sua volta, viene percepito dal soggetto in maniera nitida come un battimento acustico. Quindi tali battimenti non sono conseguenza, come normalmente accade, di una sovrapposizione fisica delle onde sonore dato che ciò è impossibile utilizzando degli auricolari, ma vengono generati direttamente nel cervello. In un EEG su umani, e primati in genere, vengono normalmente rilevate delle frequenze leggermente variabili da soggetto a soggetto e distinte a seconda dello stato psico emotivo del momento. Frequenze maggiori di 40 Hz danno origine alle Onde Gamma caratteristiche di una attività mentale elevata e tipiche delle situazioni di paura o di problem solving, frequenze tra i 13 e i 39 Hz danno origine alle onde Beta che si riscontrano nei momenti di concentrazione vigile mentre tra i 7 e i 13 Hz abbiamo le onde Alpha che producono un rilassamento vigile normalmente presente nelle fasi di pre-sonno. Dai 4 ai 7 Hz si riscontrano le onde Theta tipiche dei momenti di sonno Rem (sogno) e della meditazione profonda e infine a frequenze inferiori ai 4 Hz abbiamo le onde Delta che caratterizzano il sonno profondo senza fase onirica. E' evidente che i toni binaurali potrebbero in linea teorica essere utilizzati a fini terapeutici per indurre per esempio uno stato di rilassamento in un soggetto particolarmente stressato ma, dato che le frequenze rilevate per le attività cerebrali cognitive sono al di sotto dei 30– 40 Hz, è molto difficile se non impossibile l'input naturale attraverso l'udito di frequenze vicino o sotto la soglia inferiore acustica umana per scopi terapeutici. Per riuscire a innescare tali frequenze, ad esempio sui 10 Hz come le onde Alfa rilevate normalmente nelle fasi di rilassamento, tipicamente viene applicato ad un orecchio un tono da 315 Hz ed all'altro un tono da 325 Hz, cosicché il cervello generi un terzo tono con una frequenza da 10 Hz. definito tono binaurale. Le onde binaurali entrano in risonanza con l’organismo e attivano determinati processi neurologici sulla base dello scopo per cui sono state generate. Questi toni possono poi possono essere inseriti in un brano di musica adeguato al raggiungimento di uno scopo specifico e quindi utilizzati anche grazie alla loro totale compatibilità con terapie, anche di tipo farmacologico. Tali musiche possono essere utilizzate per il rilassamento, per sviluppare capacità immaginative e creatività, per aiutare la meditazione , per alleviare emicranie e mal di testa, per la riduzione del fabbisogno di sonno e l’induzione al sonno naturale e per l’eliminazione della depressione e dell’ansia. La base neurofisiologica dell’effetto sta nell’accrescimento dell’attività delle onde alpha emesse dal cervello e nell’aumento della sincronizzazione degli emisferi cerebrali. Ciò produce un miglioramento delle capacità di rilassamento con il conseguente aumento delle prestazioni attive quali lucidità mentale e miglioramento della qualità della vita. Oster stesso definì i Toni Binaurali come un potente strumento per le ricerche nel campo della neuroscienza cognitiva. In un suo articolo del 1973 sulla rivista Scientific American Oster notò che i Battimenti Monaurali riuscivano ad ottenere delle forti risposte corticali che sono le attività elettriche responsabili delle induzioni cerebrali e suggerì il loro uso anche come strumento per diagnosi mediche nelle problematiche dell'udito o di natura neurologica. Scoprì infatti che alcuni soggetti affetti dal morbo di Parkinson non riuscivano a percepire i toni binaurali e che gli stessi soggetti sottoposti a terapia farmacologica erano poi in grado di percepirli. In seguito altri ricercatori come il Dr. Norman Shealy e il Dr. Glen Solomon misero in evidenza le potenzialità terapeutiche di questi suoni generati nel cervello per la cura complementare del mal di testa o per la stimolazione del rilascio della serotonina negli stati di depressione. Gli studi continuarono e nel 1990 ricercatori come il Dottor Russell, il Dr. Carter e altri esplorarono le vaste potenzialità di utilizzo delle induzioni cerebrali con l'ADD e i disturbi di apprendimento, conducendo ricerche anche per la stanchezza cronica, il dolore cronico l'ipertensione e una serie di altri disturbi. Una costante ricerca continua ancora oggi con il lavoro del Dr. Thomas Budzynski, David Siever e molti altri. Esistono numerosi e vasti campi di applicazione per i quali i toni binaurali per alcune fonti sarebbero efficaci, ma senza prove sperimentali definitive. Tra queste, la cura per l'abuso di sostanze stupefacenti, tabagismo, alcolismo , potenziamento della memoria, potenziamento dell'apprendimento, potenziamento dell'erezione per soggetti con disfunzioni erettili. I frequenti risultati ottenuti in questi campi potrebbero essere attribuiti a suggestione. Nonostante la disponibilità di solidi studi scientifici empirici e una grande quantità di prove aneddotiche il mondo scientifico è ancora molto scettico sulle induzioni cerebrali e il training cerebrale, ma le informazioni si stanno diffondendo ogni giorno sempre di più tra psicologi, cliniche di salute mentale, musicoterapeuti, naturopati, allenatori, insegnanti e professionisti del settore che stanno scoprendo le induzioni cerebrali trovandole estremamente utili e praticamente prive di controindicazioni ed effetti collaterali. Per un approfondimento sull'argomento suggerisco di visitare il sito : www.amadeux.net da cui ho tratto le informazioni per la stesura di questo articolo.