Centro Studi Naturopatici

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sabato 24 dicembre 2011

La scoperta di macine preistoriche in Toscana rivoluziona quanto si sapeva sulla «paleo-dieta»

Un gruppo di archeologi dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria ha rinvenuto nel Mugello in Toscana due piccole pietre di arenaria che si sono rivelate essere state utilizzate dall'Homo sapiens sapiens per macinare le radici di una pianta di palude , La Tifa, molto ricche di carboidrati complessi. Questa farina preistorica rinvenuta in tracce su queste pietre era facilmente conservabile e trasportabile e, probabilmente, veniva utilizzata per produrre una specie di pane. Prima di questa scoperta nessuno sospettava che l'uomo primitivo fosse in grado già 30mila anni fa di trasformare i vegetali selvatici in prodotti "raffinati" e si credeva che i carboidrati complessi fossero stati introdotti nella dieta umana circa 20mila anni dopo, nel neolitico, con l'arrivo dell'agricoltura e dell'allevamento. La scoperta di macine preistoriche rivoluziona quanto si sapeva sulla «paleo-dieta» ridisegnando l'evoluzione della alimentazione umana. Inizialmente l'uomo si nutriva della carne delle carogne, raccoglieva tuberi, radici, bacche, frutta, uova e catturava soltanto piccoli animali, come tartarughe o molluschi. Poi, circa un milione di anni fa, imparò a costruirsi armi più efficaci e poté cacciare animali più grandi, diventando più robusto e forte. Il passaggio successivo dalla carne cruda alla cottura, avvenuto circa 500 mila anni fa, ha consentito all'uomo preistorico di ottenere più facilmente energia dalla dieta, aprendo la strada a un rafforzamento del fisico e al miglioramento delle capacità cerebrali. La cottura infatti rende la carne più digeribile e riduce l'energia necessaria ad assimilare i nutrienti. Imparare a macinare piante selvatiche e ricavarne farine significò avere un prodotto ricco di carboidrati complessi, nutriente e facile da trasportare: una svolta per l'uomo preistorico, che poteva così affrancarsi per lunghi periodi dalla necessità della caccia, sopravvivendo meglio anche a mutamenti climatici e ambientali sfavorevoli. La recente scoperta ha svelato che le attività di raccolta e trasformazione di cibi vegetali avevano un ruolo importante quanto la caccia ben prima dell'avvento della agricoltura. La trasformazione dell'uomo da cacciatore – raccoglitore a stanziale e agricoltore comportò, di fatto, un cambiamento epocale sia in termini sociali che fisiologici dell'uomo. Da una struttura corporea robusta, necessaria per affrontare la caccia dei grossi animali, si è passati a un fisico più impoverito. L'uomo del neolitico mangiava meno carne e ,inoltre, vivendo in gruppi stanziali più numerosi per coltivare le terre, era più soggetto alla diffusione di malattie. La possibilità di fare scorte di cibo maggiori e conservare prodotti raffinati come le farine, unita alla maggiore sedentarietà, ha contribuito all'incremento demografico ma anche ad un peggioramento dello stato di salute delle popolazioni umane. Secondo molti ricercatori l'uomo a tutt'oggi non si è ancora completamente adattato all'agricoltura, e la prova sarebbe nell'attuale diffusione di intolleranze ad alimenti sconosciuti prima del neolitico come l'intolleranza al glutine dei cereali o quella al lattosio del latte di animali da allevamento. E' evidente che lo studio delle abitudini alimentari degli uomini preistorici può avere implicazioni importanti per l'uomo moderno, che dovrebbe capire meglio se l'alimentazione moderna risponda pienamente alle esigenze nutrizionali e di salute dell'uomo attraverso uno studio sistematico delle sue origini evolutive. E' molto probabile infatti che l'evoluzione culturale sia stata più veloce di quella genetica e che quindi non siamo riusciti, o almeno non del tutto, ad adattare la nostra fisiologia alla nuova dieta ricca di cereali e carni e latte di animali d'allevamento. Non è perciò un caso se da qualche tempo ha preso piede la "paleodieta" che suggerisce di tornare, nei limiti del possibile, a un'alimentazione più simile a quella dell'uomo preistorico per la quale saremmo geneticamente più adattati. Si tratterebbe, in sostanza, di mangiare carni magre (meglio ancora la selvaggina) e tutto ciò che Madre Natura offriva prima che cominciassimo a coltivare i cereali: bacche, frutta fresca e secca, verdura soprattutto cruda, niente zuccheri, farine, cereali raffinati o a maggior ragione cibi industriali. Questa nuova scoperta archeologica tuttavia conferma quanto finora sostenuto presso il Centro studi Naturopatici sull'opportunità di utilizzare anche fonti di carboidrati complessi diversi da frutta e verdura ma nella loro forma nascente come semi di cereali nel loro stato naturale. Il loro utilizzo, inoltre, dovrebbe essere limitato ad un unico pasto assumendone piccole porzioni per rispettare quello che, probabilmente, era la nostra abitudine nutrizionale ancestrale .

giovedì 8 dicembre 2011

Le quattro fasi della vita umana : Tempo di crescita, Tempo di stabilità, Tempo di prosperità, Tempo di saggezza

Come abbiamo accennato nel post precedente, per la tradizione Sufi Il nostro cammino esistenziale ricorda i lunghi viaggi del derviscio. Esso è diviso in 4 grandi tappe di 28 anni, di cui ognuna è suddivisa ancora in 4 piccole parti di sette anni. Non tutti attraverseranno questo cammino dall’inizio alla fine: per i Sufi ciò dipende dalla volontà Divina. Per la Naturopatia e la medicina moderna ciò dipende dalla genetica, dall'intossinazione a cui andiamo incontro durante la nostra vita e da quanto riusciamo ad instaurare una esistenza piena sana e felice. Tuttavia ognuno di noi può conoscere ciò che lo attende in questo cammino e quindi prepararsi ad affrontare le varie evenienze. La prima tappa Sufi è chiamata il tempo della crescita. Essa rappresenta i primi 28 anni. Il tempo della crescita è caratterizzato da un contenuto importante d’acqua nell’organismo. L’acqua è il simbolo dell’incostanza e della variabilità e queste sono le due caratteristiche che ci accompagnano in questa tappa della nostra esistenza. Basti pensare quanto sia difficile gestire i bambini nei primi sette anni di vita. Anche da un punto di vista organico la variabilità è il tratto caratterizzante di questo momento della nostra vita. Questo è un tempo di crescita attiva, si forma lo scheletro e i sistemi principali dell’organismo. Si costituisce il temperamento e la parola del bambino. Se durante questo periodo il bambino è troppo tutelato, si sviluppa lentamente. Abituato a continui riguardi, si sforzerà d’attirare l’attenzione su di sé con i suoi piagnucolii. Un bambino di quest’età, in media, piangerà almeno una volta al giorno. Il piagnisteo è utile per il rafforzamento dei polmoni. È necessario, naturalmente, distinguere il pianto che serve per attirare l’attenzione dal piagnucolio per la sofferenza. Un bambino di tre anni che cade, dovrebbe rialzarsi da solo, mentre un bambino che giocando si sporca, non commette un guaio. Il gioco in questa fascia d’età è un modo per comprendere il mondo circostante. Alla fine dei primi sette anni, il bambino si allontana gradualmente dai giochi: gli studi riempiono la sua vita e s’interessa agli interrogativi degli “adulti.” Inoltre, simbolicamente, la caduta dei denti da latte a 7 anni rappresenta il primo passo verso il mondo degli adulti. Il secondo ciclo di vita di solito si completa a 14 anni. In ogni epoca, questo periodo che comporta una maturazione fisica-sessuale ed un mutamento di voce, è stato sempre difficile per la persona. Spesso, quest’età è chiamata il periodo dell’esplosione ormonale. Si tratta di un importante periodo per la formazione della mentalità della persona. A 21 anni si conclude la formazione del sistema riproduttivo e delle caratteristiche sessuali secondarie. I giovani diventano villosi, la costituzione fisica si è formata. Inoltre, la formazione delle funzioni intellettive è completata. L’equilibrio non sopraggiunge nemmeno più tardi: fino a 28 anni le persone sono alla ricerca di qualcosa a cui aspirare. A 28 anni una persona s’impadronisce di una professione, mette su famiglia e passa in una fase di sosta. Il tempo della stabilità Il tempo della stabilità è un periodo in cui si ritrova l’equilibrio, l’auto-realizzazione. Se durante questo periodo la persona distribuisce armoniosamente le forze, raggiungerà un gran successo. Sbalzi bruschi del tenore di vita e d’attività possono danneggiare considerevolmente la sua salute. Per alcuni uomini moderni è di norma vivere alti e bassi, tempeste e bonacce. Nella nostra società un simile approccio alla vita è perfino richiesto. Di conseguenza, osserviamo emergere patologie funzionali legate alla frenesia a cui ci condanniamo da soli e che colpiscono indistintamente donne e uomini. Nel tempo della stabilità, la salute della persona è determinata dal modo uniforme e armonioso in cui si sviluppa in tutti i campi della vita: famiglia, lavoro, vita pubblica, rapporto con gli amici e con la natura. Da un punto di vista organico , a quest’età, il corpo di una persona non può crescere e, di norma, l’individuo è autosufficiente. Per il mantenimento della propria esistenza e del suo sviluppo personale, non ha bisogno dell’aiuto di altre persone. Il nostro corpo durante il periodo della stabilità non richiede speciali esercizi, medicine o terapie. Nel periodo di stabilità è sufficiente dormire 6-7 ore al giorno. Va ricordato che si ferma solo lo sviluppo dell’organismo, mentre la mente continua a migliorare: una persona diventa più saggia e ragionevole. Il tempo di prosperità Il periodo di prosperità (56-84 anni) richiede all’uomo del movimento e dell’attività, soltanto in questo caso potrà garantirsi una condizione armoniosa. Vi è un crescente desiderio di vivere, l’uomo diventa più forte nello spirito. A quest’età, diminuisce il contenuto d’acqua nel corpo. L’organismo, inoltre, avverte la mancanza anche di altre sostanze; quindi, cominciano a farsi sentire differenti “disturbi” di tipo funzionale legati a queste carenze. È necessario riguardare particolarmente gli organi interni, osservare un’attività lavorativa ed il riposo, regolarmente e ogni giorno. Bisogna fare più ginnastica e lavoro fisico, muoversi maggiormente. Assumere cibo più spesso, ma in piccole dosi, pulire l’intestino sovente. Un malanno comparso in età precoce guarisce abbastanza rapidamente, mentre la guarigione dello stesso in età avanzata avviene molto più lentamente. Questa considerazione, tratta dalla tradizione Sufi, si riscontra anche nell'attività professionale del naturopata che può constatare come spessissimo rimedi molto efficaci risultino lenti ad agire in questa fase dell'esistenza proprio perchè la forza di autoguarigione si è ridotta e con essa la capacità di risposta dell'organismo. In questa fase d’età, come per la successiva, dormire 4-5 ore al giorno è sufficiente per recuperare le forze. Il tempo di saggezza Il tempo della saggezza cade negli ultimi 28 anni. L’uomo ritorna bambino. In maniera analoga al bambino, cade spesso, è capriccioso e bisognoso d’attenzione. Le ossa diventano fragili e rigide. Iniziano a crescere nuovi denti e capelli, simili a chicchi di riso. La persona diventa somigliante ad un albero vecchissimo, sul quale appaiono freschi germogli. Dal ciclo undicesimo inizia la seconda infanzia. Un proverbio dice: “Un vecchio simile ad un piccino”. Chiede attenzione, carezze, ha più bisogno di sostegno spirituale che di supporto fisico. Senza parenti e amici, quest’uomo non è in grado di soddisfare la maggior parte delle sue necessità, ma i vecchi hanno una qualità magica. I loro desideri riguardanti altre persone spesso si avverano, così in Oriente è conveniente chiedere la benedizione degli anziani. Non v’è alcun miracolo in esso, coloro cui giunge il tempo della saggezza vedono in ogni individuo la condizione del suo raggiungimento. La loro benedizione, se volete, è una specie di programma vitale. Il vecchio saggio vede ciò che è ancora inaccessibile agli altri. Alla fine d’ogni ciclo settennale vi è una ricostruzione nell’attività dell’organismo, che può condurre al peggioramento temporaneo della salute. Se durante questo periodo non eseguiamo gli esercizi specifici, la malattia si stabilizza ed il corpo può abituarsi. Le psicotecnologie Sufi per molti aspetti sono orientate proprio per superare queste difficoltà temporanee nel modo meno doloroso.

venerdì 2 dicembre 2011

L’inizio della guarigione - L’ottenimento della conoscenza necessaria

La guarigione Sufi si basa sulla conoscenza delle leggi dello sviluppo umano, dal primo all’ultimo giorno della vita, e sulle conoscenze dei cambiamenti che accadono ogni giorno. In questo senso è molto vicina alla visione di salute che persegue il naturopata che è più interessato al divenire della persona e alle relazioni tra l'uomo e il suo ambiente di vita. Per la tradizione Sufi la vita intera è suddivisa in una serie di cicli settennali. Al termine d’ogni ciclo sperimentiamo un certo peggioramento della salute che è legato al rinnovamento del nostro organismo. I segni premonitori di parecchie malattie croniche appaiono proprio al limite d’ogni sette anni della vita umana. Questi dati si accordano con le conoscenze scientifiche attuali secondo cui le persone ogni cinque-sette anni avviene un completo rinnovamento organico. Se nella fase di declino temporaneo s’inizia ad assumere farmaci c’è un ragionevole rischio di doverli assumere per l'intera vita. Questo aspetto è particolarmente interessante perchè mette in luce un limite oggettivo della medicina moderna che , almeno per le patologie croniche, dà una risposta solamente di tipo sintomatico al problema e quindi raramente diventa risolutiva. L'utilizzo del farmaco inoltre produce molto spesso un aumento dell'acidosi tissutale (aumento per esempio dell'acido urico) con conseguente peggioramento del quadro clinico e necessità di sopperire a questa situazione con altri farmaci. Fino a 40 anni una persona utilizza il potenziale energetico che è stato fornito dai suoi genitori. Verso i 42 anni iniziano i problemi legati al calo energetico, cosicché l’individuo non riesce a rinnovare le sue riserve a causa di blocchi determinati spesso dall’incapacità di armonizzare la sua vita. Nel migliore dei casi, vi è un leggero affaticamento, mentre nel peggiore arrivano malattie e depressione. La maggioranza delle persone che superano il limite dei 42 anni, conservano i comportamenti acquisiti durante la sua vita passata e solo il bisogno di mantenere un rapporto accettabile con l’ambiente (lavoro, famiglia, posizione sociale ...) permette loro di sostenere il ritmo imposto, fissando delle abitudini che non sono in armonia con le vere esigenze della loro mente e del loro corpo fisico. Pertanto, più una persona è anziana, più tempo dovrà lavorare per il ristabilimento dell’armonia. I metodi Sufi di autoguarigione hanno lo scopo principale di aiutarci a reintegrare le riserve della forza vitale e quindi ricalcano fedelmente il compito che il naturopata si è dato di lavorare sul terreno per evocare la guarigione spontanea dell'individuo. La scienza ha evidenziato che la maggioranza della persone potrebbe vivere fino a 110-112 anni e che questo è il limite cui tutti possono sperare, ma a causa dello stile di vita scorretto e per l’ambiente nocivo, la maggior parte della gente non raggiunge la durata di vita assegnatagli dalla natura. Questi 112 anni sono divisibili in quattro grandi fasi vitali di 28 anni. A sua volta, ciascuna di queste quattro fasi è divisibile per quattro cicli settennali. Bisogna conoscere il ruolo di questi cicli per rapportarsi intelligentemente al processo di ripristino della salute. Ogni ciclo della vita umana nelle rappresentazioni degli antichi Sufi ha il suo scopo. Assomiglia un po’ al viaggio compiuto lungo un tratto di strada che da stazione a stazione, ha il suo compito, il suo scopo. Per raggiungere quest’obiettivo, il viaggiatore deve prepararsi nel modo dovuto: conoscere le caratteristiche del percorso e le condizioni di vita dei luoghi che attraversa nel suo cammino ed essere preparato ad affrontare le avversità gestendole al meglio.